Interventi

16 Marzo 2014

Il dovere della memoria

Il dovere della memoria 16 marzo 2014
Anniversario della Strage di Monchio Costrignano, Susano e Savoniero
Intervento di Simonetta Saliera
Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna
 
Buongiorno a tutti, ringrazio per l’invito che avete rivolto alla Regione Emilia-Romagna ad essere presente qui con voi oggi a commemorare una delle pagine più laceranti della nostra storia come dimostra la Medaglia di bronzo al valore militare conferita dal Presidente della Repubblica. In questo luogo che ha conosciuto la ferocia e la disperazione, ma che ha conosciuto anche la resistenza e la solidarietà, si può dire che in quegli eventi si dimostrò con chiarezza il volto e le ragioni del bene e del male. Soprattutto si dimostrò la mancanza di valori morali ed etici di coloro che in nome della dittatura fascista e dell’occupazione nazista perseguitarono le popolazioni inermi. Se l’Italia è oggi una Repubblica democratica è perché ci fu quel movimento di popolo, chiamato Resistenza, che, insieme alle forze alleate rifiutò e combattè quell’aberrante e disumana concezione dello Stato. Perché ci furono uomini e donne che, a rischio della vita, ebbero il coraggio di lottare contro il fascismo e il nazismo. Uomini e donne di diverso orientamento politico: comunisti, socialisti, laici, democristiani, militari e monarchici che scelsero in quale campo stare: quello della libertà, della democrazia e del rispetto della persona

Ci fu chi lottò per quegli ideali. Ci fu, invece, chi lottò per la dittatura, i campi di sterminio e la morte. Mai come in questo luogo questa differenza fu ed è tuttora chiara. La storia parla da sola: il 18 marzo 1944, dopo che l’Italia era stata stremata da 4 anni di guerra e umiliata da 20 anni di dittatura fascista, dopo che da oltre 6 mesi il Nord Italia era stato invaso dai tedeschi che avevano imposto la Repubblica di Salò, molti innocenti furono assassinati dai nazifascisti, popolo delle montagne donne e bambini. Nel contempo, gruppi di giovani si ribellarono e si unirono alle forze partigiane per combattere contro i tedeschi e i fascisti loro alleati. Combatterono per l’affermarsi della libertà, della democrazia, della giustizia, disertarono l’arruolamento nella Repubblica di Salò. Rifiutarono di essere complici della deportazione nei campi di sterminio degli ebrei e di tutti coloro che erano considerati “razze inferiori” alla pura razza ariana. Dire, perciò, che la Costituzione nasce dalla Resistenza non è un espediente retorico, né una frase fatta, ma il semplice riconoscimento ella realtà. Così come è il semplice riconoscimento della realtà ricordare come il movimento di Liberazione ebbe un carattere corale e si alleò a quell’unione mondiale di forze che sconfisser definitivamente il nazismo e portò l’Italia a vivere con pieno diritto nell’epoca del dopo Auschiwtz, del dopo Dacau, del dopo Fossoli. Una Costituzione che seppe prevalere su quegli eventi di immani proporzioni e sulle forti diversità ideologiche in cui si sovrapponevano le varie forze politiche, tanto ch tutti furono spinti, al di là di ogni interesse e strategie particolari a ricercare nella Carta fondamentale per la convivenza, una convergenza ragionevole ed equa in cui ogni cittadino si potesse riconoscere. NOI VOGLIAMO RICORDARE La memoria e l’oblio non sono termini neutrali. Rappresentano cempi di contrasto in cui si decide, si configura e si legittima la propria identità e ciò vale in particolar modo per quella collettiva. Dopo i duri scontri del 9 marzo 1944 iniziò una intensa controffensiva dell’esercito germanico nelle zone che poi verranno ricordate come la gloriosa Repubblica di Montefiorino. Furono utilizzati i paracadutisti e i reparti della divisione corazzata Hermann Göring comandato dal capitano Kurt Cristian von Loeben e dalle camice nere di Modena. Fu un vero e proprio sterminio: tutte le case incontrate vennero razziate, depredate e date alle fiamme e furono sterminate intere famiglie, compreso lo straziante caso della famiglia Gualmini: tutti gli otto componenti uccisi, compresi i bambini di 7, 5 e 4 anni. Importante la testimonianza del parroco Don Luigi Braglia che sulla strage scriverà: «Sono le sette del mattino quando comincia il saccheggio e l’orribile strage. Entrano nelle case, spezzano le stoviglie e mandano in frantumi i vetri con i grossi fucili; fanno uscire le donne e i bambini, fanno una scorreria nelle camere, rubano qua e là ciò che loro aggrada, scaricando gli uomini che avevano nel frattempo tenuti fermi sotto la minaccia delle armi e quindi li avviano alla piazzetta in prossimità del cimitero vecchio dove vennero passati per le armi » Alla fine di quelle tragiche giornate si contarono 140 morti. Una storia che voi conoscete bene, che vi accomuna alle città martiri che subirono atrocità simili alle vostre. Oggi siamo qui per dire che la nostra comunità non dimentica. Non dimentica le grida di dolore degli innocenti. Non dimentica lo strepitio delle armi, né il fumo degli incendi. Non dimentica gli occhi spaventati dei bambini, né il terrore nei visi delle loro madri. Senza odio, né rancore QUESTO VOGLIAMO RICORDARE Senza creazione di miti, senza demagogia, senza sollecitazioni epidermiche, senza umiliazioni.
Ricordare è un modo per reagire alla più pericolosa delle tendenze: quella che rimuove e nasconde la realtà. Quella che sottovaluta il pericolo della dispersione, voluta e progettata, di tanti piccoli semi di senape nei campi non coltivati dalla cultura democratica, nei campi di chi devasta i monumenti, i cippi ed i simboli del nostro diritto alla libertà e alla democrazia. Il ricordo non si limita a dare ragione ai valori della lotta partigiana (condotta dalel Brigate garibaldine, Giustizia e Libertà, Mazzini, Matteotti, Fiamme Verdi) alla conquista di libertà, di tolleranza, di civiltà, di scelte di campo che quei valori hanno consentito, ma, anche a riflettere, a metterci in discussion, a capire ciò che in tutti questi travagliati anni s è succeduto, a percepire il futuro. Per evitare la ripetizione di autentiche paure Per evitare il riprodursi di uno sciagurato passato che la storia ha già giudicato in tutte le sue pieghe È necessario, è indispensabile questo continuo ritorno della memoria, questo continuo viaggio della mente e della ragione, fra passato e presente, fra passato remoto e futuro imminente. Il passato è sempre con noi, la sua sorte dipend dalla decisione del presente di rimuoverlo o di assumerlo. Se la memoria individuale, sociale, collettiva non cucisse instancabilmente la successione degli avvenimenti, gli episodi della nostra vita e delle nostre genti ci apparirebbero sempre come fatti nuovi, come spettacoli mai visti, come apparizioni senza alcuna relazione fra loro, come idee mai prima sentite. La mancanza di memoria cancella ogni possibilità di orizzonte, toglie il fondamento dell’attualità della nostra vita e rende possibile inamissibili affermazioni come quelle che vogliono dare fondamenta nuove ad un presente che pare non averne più di proprie. Questo tentativo mi sembra sprezzante, inammissibile e politicamente primordiale. La Resistenza è stata il perno morale e ideale di una lotta che ha messo nelle mani degli italiani la possibilità di costruire il proprio destino. Prima con il referendum Repubblica/monarchia e poi con un’Assemblea costituente che ha prodotto quel documento unificatore con il cui viativo abbiamo attraversato la guerra fredda. Siamo cresciuti, abbiamo cambiato pelle e costruito l’Unione Europea e lo spirito di pace che ne conforma la sua azione fra gli Stati aderenti. Da domani toccherà ad una nuova generazione conservare ed ampliare i valori e la vita responsabile che i combattenti per la libertà ci hanno consegnato, continuando il cammino verso un’Europa non solo pacifica, ma Stato democratico dei cittadini che la abitano, dimenticando quelle barriere del passato che ancora le impediscono di superare il potere dei singoli Stati per divenire Stati Uniti d’Europa. Tocca a voi giovani riscattare - il senso alto e l’idealità della politica; - l’etica democratica della nostra Costituzione; - i valori morali a cui ci si deve ispirare nella gestione della cosa pubblica; - il prevalere della cultura sulla forza; - la dignità della vita di ogni persona
NOI NON DIMENTICHIAMO E NON VOGLIAMO DIMENTICARE il sacrificio di quelle vittime che hanno consentito l’affermazione di questi valori.
Viva la Costituzione
Viva l’Italia libera e giusta
Viva la pace e l’Europa unita

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