Interventi

27 Giugno 2014

Il bosco come un valore

Il bosco come un valore

 

27 giugno 2014 – Saluto al Convegno sulla forestazione

Intervento di Simonetta Saliera

Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

 

Buongiorno a tutti,

oggi è una bella giornata perché è occasione di lavoro e di confronto su uno dei temi più importanti del nostro territorio: la cura e la valorizzazione del nostro bosco. La Regione Emilia-Romagna ha una superficie forestale di circa 600.000  ettari, pari a quasi un terzo della superficie territoriale. La maggior parte del nostro sistema boschivo regionale è concentrata nella fascia del crinale appenninico e dell’alta collina, mentre solo il 5%, è presente nella zona della pianura che nei secoli scorsi ha subito, un progressivo processo di deforestazione e urbanizzazione. Poche altre politiche territoriali ed ambientali, come sono quelle forestali, producono effetti così marcati allo stesso tempo sul piano locale e sul piano globale. Basti pensare ad esempio al grande contributo che le foreste, ben conservate e ben gestite, possono dare all’immagazzinamento della CO2  e quindi agli sforzi per combattere i cambiamenti climatici in atto. I boschi della regione costituiscono un importante serbatoio di carbonio incrementabile con idonee politiche di gestione e di tutela. 

La conferma di quanto detto è evidente soprattutto nei boschi demaniali compresi nei Parchi, questi sono stati gestiti negli ultimi decenni sulla base di indirizzi che hanno favorito lo sviluppo di formazioni forestali governate ad alto fusto, dove più elevate sono la provvigione legnosa e la massa ipogea e quindi anche gli incrementi degli stock di carbonio. L’importanza delle foreste nella regione è confermata tra l’altro, dal fatto che le stesse costituiscono la forma di copertura del suolo più diffusa all’interno dei siti Rete Natura 2000. Ne occupano da sole poco meno della metà (43%), con oltre 110.000 ettari dei quali 36.500 (oltre un terzo) caratterizzati da habitat forestali di interesse comunitario. Il Piano Forestale Regionale è orientato a rendere più efficiente e competitivo l’utilizzo boschivo da parte degli operatori del settore compatibilmente con la necessità di mantenere  ed arricchire il patrimonio naturale dell’Emilia-Romagna in funzione dei seguenti e specifici obiettivi:

-          assicurare la tenuta idrogeologica del territorio e la regolazione del ciclo idrogeologico;

-          tutelare la biodiversità e contribuire ad arrestare i cambiamenti climatici;

-          favorire la gestione multi-funzionale dei boschi attraverso i servizi ed i prodotti che essi forniscono all’intera collettività (ricreativi, turistici, ambientali, agricoli, ecc.);

-          contribuire alla conservazione della risorsa idrica 

-          valorizzare le varie funzioni produttive del bosco per conferire maggiore efficienza al settore forestale e fornire occasioni di lavoro e di reddito alle aziende agricole e forestali insediate nelle aree montane;

-          promuovere l’utilizzazione a fini energetici della biomassa forestale attraverso la realizzazione di piccoli impianti di produzione energetica di scala locale.

Sulla base di questi obiettivi tre sono gli assi operativi che dovranno essere sviluppati con maggiore determinazione ed impegno data la complessità e le difficoltà realizzative che li caratterizzano:

Il primo asse  è quello teso ad accrescere la superficie boscata della nostra pianura, con l’obiettivo di arrestare la progressiva frammentazione dei residui lembi di bosco ancora presenti, per favorire il miglioramento della qualità dell’aria, del paesaggio e in definitiva per avviare la costruzione della Rete Ecologica  e dando completa attuazione alla Direttiva Habitat dell’Unione Europea..

 Il secondo asse è rappresentato dalla necessità di riuscire a quantificare e monetizzare  i servizi che le foreste svolgono per l’intera collettività regionale con un ritorno economico per i proprietari forestali e gli operatori del settore.

Il terzo asse riguarda la riorganizzazione e la valorizzazione della filiera dei prodotti legnosi e delle biomasse di origine forestale che nel nostro territorio attraverso il mercato della legna da ardere rappresentano tuttora la principale attività economica legata al bosco.

 

Per l’economia della nostra Montagna la riorganizzazione della filiera bosco puo costituire un interessante fonte di lavoro e di reddito capace di incrementare le opportunita per le comunita residenti. Si tratta di una opportunità importante perché legata ad una risorsa riproducibile e che come tale, se ben gestita, può perpetuare nel tempo i propri effetti positivi. Ricostruire una filiera forestale è importante anche se non è assolutamente facile. Non è facile perchè si tratta di favorire una ripresa di interesse per i lavori in bosco da parte soprattutto delle giovani generazioni e quindi occorre dare un valore anche sociale a questo tipo di attività che con il tempo è andato disperdendosi. Oggi vi sono diverse ragioni che depongono per operare da parte della Regione questa vera e propria scommessa. Intanto una quantità di biomassa legnosa molto maggiore di alcuni decenni addietro. I nostri boschi in sostanza, anche grazie alle buone norme gestionali ed agli interventi massicci di forestazione e di manutenzione operati a partire dagli anni 60 e 70, sono più ricchi e piu estesi. Vanno però utilizzati con parsimonia e sapienza. Un'altra ragione che depone per tentare questo  salto di qualita è data dalle risorse di cui potremo disporre nel prossimo Programma di sviluppo rurale 2014-2020. Risorse che sono percentualmente maggiori rispetto al precedente Programma e che sono articolate , come è stato illustrato, in azioni piu ampie e diversificate. Azioni che vanno dalla formazione professionale degli addetti del settore, agli incentivi per la predisposizione dei Piani forestali sia pubblici che privati, agli incentivi per la meccanizzazione , la prima trasformazione. Oltre agli interventi previsti, come in passato, per la forestazione di carattere prettamente ambientale e per gli interventi di prevenzione degli incendi e delle calamità. Anche a causa della forte crisi economica che stiamo attraversando sentiamo che intorno all’economia del bosco si sta riaccendendo un interesse che era sopito tra chi vive in montagna. Lo sforzo che cerchiamo di compiere con il nuovo Piano Forestale, con le Misure Forestali contenute nel nuovo Programma di Sviluppo Rurale e con l’aggiornamento delle Prescrizioni di massima  edi polizia forestale, è volto a promuovere e incentivare questo risveglio di interesse. Interesse economico e di lavoro. In altre parole dobbiamo passare da quella che è la forestazione che sta prevalendo in montagna e cioè svolta in conto terzi e, spesso, praticata da manodopera proveniente dagli altri paesi dell’UE (soprattutto dell’Est) ad una  forestazione più legata alle economie delle comunità locali dell’Appennino. Perciò dobbiamo rilanciare, come ho detto, la formazione professionale, l’uso di tecnologie moderne, la pianificazione e soprattutto riuscire a rimotivare i Consorzi tra i proprietari boschivi. In questo quadro ci può essere un maggiore spazio anche per l’utilizzo di giovani tecnici forestali. Ma il bosco va visto più che in passato anche come opportunita per fornire altri benefici a chi vive nelle zone interne della Regione. Penso all’incremento della trasformazione dei prodotti del sottobosco sull’esempio di quanto, da anni, stanno facendo nell’appennino Parmense. In sostanza va meglio calibrato l’utilizzo turistico ricreativo del bosco e vanno create piccole filiere locali di trasformazione e di commercializzazione dei prodotti . I funghi, i mirtilli ma anche i tartufi. In altre parole il nostro patrimonio boschivo oggi, per le potenzialità maggiori che presenta, può costituire una opportunità di crescita del tessuto economico e sociale delle realtà più montane dell’Emilia-Romagna. Non dobbiamo vederlo come la panacea ma sicuramente come una risorsa capace di integrare le fonti di reddito a cominciare dalle aziende agricole ancora presenti che possono resistere solo se sono multifunzionali e quindi assieme alla zootecnica, all’agriturismo ed alle produzioni piu tipiche riescono ad affiancare anche un utilizzo della risorsa forestale.
I nostri boschi sono una risorsa perché con accorte politiche li abbiamo anche difesi da uno sfruttamento di rapina che poteva esserci se negli anni 90 non ci fossimo dotati di strumenti che allora sono apparsi come eccessivamente vincolistici quali il Piano Paesistico, l’istituzione dei Parchi di crinale e le norme di polizia forestale. Quelle scelte sono state giuste ed oggi ci consegnano un patrimonio che sta dando i suoi frutti. Possiamo raccogliere gli interessi senza intaccare il capitale e dobbiamo farlo dando una spinta e incentivi affinche si costruisca una nuova generazione di imprese agro-forestali, di cooperative di comunità plurifunzionali nella nostra montagna. Questo è ciò che vogliamo consolidare come Regione sia con il Piano Forestale, sia con il Piano di Sviluppo Rurale e con azioni di semplificazione e di aggiornamento normativo necessarie e che approveremo nelle prossime settimane. 

Vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro un buon prosieguo di lavoro.

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