Interventi

28 Giugno 2014

Il diritto al lavoro e allo sviluppo

Il diritto al lavoro e allo sviluppo
Assemblea annuale di Coop Costruzioni Bologna – 28 giugno 2014
Intervento di Simonetta Saliera Vicepresidente della Regione Emilia-
Romagna
 
Buongiorno a tutti,
vi ringrazio per l’invito a partecipare alla vostra Assemblea annuale. Sono una convinta sostenitrice della necessità che le nostre Istituzioni pubbliche siano vicine al mondo del lavoro e dell’impresa, specialmente in questi anni in cui abbiamo conosciuto una regressione in termini di benessere e di diritti del lavoro.

Qui, alla Coop Costruzioni, questo mondo trova una sintesi di per sé naturale: dove la dignità del lavoratore, la responsabilità del socio, la finalità imprenditoriale dell’azienda sono un tutt’uno per competere sul mercato nel pieno rispetto delle regole, dei diritti, della finalità sociale. Nella situazione attuale mantenere occupazione gestendo la crisi aziendale non con il ricorso a licenziamenti, ma, come state facendo voi in collaborazione con i sindacati, attraverso contratti di solidarietà, mettendo in campo attività mutualistiche tra i dipendenti e ricorrendo alla cassa integrazione solo nei momenti straordinari è contenere in termini ragionevoli il tenore di vita delle famiglie. Insomma, senza lasciare nessuno per strada, sostenendo spesso con aiuti aziendali in più i cassa integrati e con assicurazioni sanitarie integrative e fondi pensione integrativi tutti i lavoratori. Mi sembra ci sia una bella differenza fra ciò che discutete qui e quanto avvenuto in aziende nazionali ed internazionali dove il più ignobile dei ricatti ha costretto dei lavoratori a rinunciare a diritti sanciti dalla Costituzione e dai contratti nazionali ed aziendali. Da tempo ci viene detto che la crisi sta finendo o addirittura la crisi è finita e sta arrivando la ripresa. Può essere che qualche indicatore macroeconomico stia migliorando o qualche famigerata agenzia di reating abbia deciso di dire che le cose vanno un po’ meglio. Ma siamo ancora in cifre globali che vanno da un meno 0,2% a un più 0,8% annuo. Una cosa per la Regione Emilia-Romagna è chiara: per noi la crisi finirà quando le persone torneranno ad avere un lavoro, un lavoro stabile e degnamente pagato. Questa è la storia del movimento cooperativo e di quello sindacale Oggi è motivo di grande orgoglio per l’Istituzione che rappresento essere qui insieme a esponenti di entrambe queste famiglie della democrazia sociale del nostro Paese, perché il lavoro non è solo reddito, non è solo sussistenza economica, ma è prima di tutto salvaguardia della dignità della persona. È sentirsi realizzati. È poter fare progetti per il futuro. Senza un lavoro, senza una casa, senza la certezza del futuro e con la consapevolezza del presente non si può certo pensare di mettere su una famiglia, di intraprendere rapporti veri e duraturi. In una parola: far crescere e progredire le nostre comunità. La crisi ci ha scippato il futuro e non è stato un accidente della storia: è figlia voluta e mai rinnegata dell’ingordigia irrefrenabile degli speculatori della finanza, essa ha radici profonde nel modo di produrre nelle varie parti del pianeta e della fragilità delle strutture occidentali. In particolare in Europa e Italia. È sicuramente finito un ciclo storico. La ripresa mondiale dovrà fare i conti fra un ritorno al passato (con ripercussioni insostenibili sull’ambiente e sui diritti sociali) oppure ricercare nuove strade socialmente ed ambientalmente sostenibili. La questione non è astratta e ci riguarda da vicino, proprio perché è una questione aperta nel mondo come dimostrano Stati Uniti, Brasile, India, che cercano di rimotivare e cambiare il loro modello di sviluppo, e come dimostrano d’altra parte, l’aggressività di certi Paesi dell’Est Europeo. La relazione del Presidente Passutti conferma questa ipotesi, mantenendo in un momento di gravissima crisi, corsi di formazione professionale e di tutela sulla prevenzione e sicurezza di possibili incidenti. Maggiore conoscenza e professionalità congiunte a maggiori tutele. Non è cosa da sottovalutare. Dà la fotografia di un’azienda che ha scelto la via della concertazione con i sindacati per affrontare la crisi che colpisce il settore dell’edilizia, che ha deciso di non abbandonare i propri soci e i propri dipendenti. Al di là dei numeri, la relazione pone questioni serie e specifiche che sono anche domande alle istituzioni. Ma offre anche la possibilità di ricordare con orgoglio quello che in questo tempo la Giunta regionale ha fatto. Quattro anni fa ebbi anche in quell’occasione il piacere di partecipare alla vostra assemblea annuale e tra le altre cose vi comunicai l’impegno della giunta regionale a varare una legge regionale in materia di patto di stabilità che permettesse di trattenere tutte le potenzialità di spesa sul nostro territorio e di non farle risucchiare dalla voragine del debito pubblico nazionale. Oggi è tempo di bilanci: non solo quella legge è stata varata, ha permesso di liberare oltre 800 milioni di euro nel triennio 2011-2014 in tutta l’Emilia-Romagna.
Si tratta di risorse che i Comuni e le Province avevano in cassa e che pure, senza l’intervento della Regione, non avrebbero potuto utilizzare per pagare fornitori e aziende che avevano lavorato per la Pubblica Amministrazione, perché ostacolati delle norme nazionali in materia di patto di stabilità. Oltre l’80% di quelle risorse, come voi ben sapete, è servito a pagare interventi di manutenzione urbana, interventi edili, interventi nel settore delle costruzioni. Abbiamo dato una boccata d’ossigeno a Comuni e Province e contribuito a irrorare un terreno arido come quello degli investimenti pubblici, purtroppo martoriato dai tagli della spesa e dalla sempre minore disponibilità di risorse dei privati cittadini che, incerti sul proprio futuro occupazionale, tendono a rinviare sine die investimenti a lungo termine e lavori domestici di ristrutturazione. Allo stesso modo, le istituzioni hanno il compito di pagare i propri fornitori nei tempi definiti dall’Europa. Nel biennio 2013-2014 la Regione ha saldato oltre 1,3 miliardi di euro di pagamenti nel settore dei fornitori della sanità, non solo le case farmaceutiche, ma anche il settore dei servizi alla persona e della manutenzione portando i tempi di pagamento da 210 giorni a 80 giorni. In questi anni la Regione ha affrontato 1,7 miliardi di tagli dei trasferimenti statali: eppure non abbiamo rinunciato a tenere alto l’investimenti sulla sanità, sul sociale, sui trasporti pubblici e sulla manutenzione del territorio. Ho letto con piacere che il segretario della Cgil di Bologna Maurizio Lunghi, che saluto, ha più volte detto che i cantieri sono fonte di lavoro. Cantieri e opere pubbliche sono state presentate anche da molti mezzi di stampa più come una fonte di disagi che come quello che realmente sono: riqualificazione delle nostre città e occasioni occupazionali. Si deve uscire dal paradosso per cui gli stessi che cavalcano la rabbia popolare se le strade non sono asfaltate, sono poi in prima linea a lanciare strali quando le nostre comunità sono oggetto di interventi di riqualificazione urbana. A metà maggio abbiamo ottenuto che Rfi facesse il bando per il primo stralcio del nodo di Rastignano, un’opera da oltre 20 milioni di euro. Entro il 10 luglio le aziende interessate potranno partecipare al bando e dopo il 15 di luglio si saprà chi farà i lavori. Ma, solo per stare sul territorio bolognese, la Regione ha investito e sta investendo su molte altre importanti opere: 10 milioni per la riqualificazione dell'ex mercato ortofrutticolo, altri 5 per riqualificazioni a Bologna e Calderara di Reno, 6 milioni per infrastrutture in provincia (come piste ciclabili, piazze e progetti di illuminazione), 41 per l'interramento della Veneta. Per il People Mover abbiamo garantito 27 milioni e altri 20 per la realizzazione della Bazzanese, più l'investimento di 58 milioni di euro per il primo stralcio del Tecnopolo, 4,5 milioni stanziati per completare il polo cardio toracico dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna. E su molte altre opere, come il nodo di Casalecchio e i nuovi caselli autostradali abbiamo raggiunto accordi con Autostrade o Rfi. Si tratta di atti concreti. Impegno costante per recuperare le risorse e perché le pratiche che portano alla reale realizzazione delle opere non si perdano in quella melma che è la burocrazia padrona dei tempi se non viene controllata e diretta continuamente. Snellire, semplificare, definire norme certe e al centro del nostro impegno riformatore. È una sfida avvincente: dobbiamo sapere che si deve fare di più con meno. È una sfida che la Regione Emilia-Romagna ha intrapreso nel corso di questo mandato e che non deve essere interrotta: sburocratizzare, investire in più telematica, stop ai doppioni nei certificati, far dimagrire la macchina pubblica avendo ben chiaro “chi fa cosa”, in modo che non ci sia un rimbalzo colpevole di responsabilità tra un ufficio e un altro. È stato questo il motivo ricorrente che ha ispirato, tra le altre cose, il processo di riordino istituzionale avviato e realizzato dalla Regione in collaborazione con le parti sociali e i Comuni della nostra terra e che ci vedrà seriamente impegnati nell’avvio della città metropolitana di Bologna e nel superamento delle Province. La Città Metropolitana è il futuro del territorio bolognese. Dovrà essere sostenuta da una forte progettualità strategica, alla cui base è imperativo che ci sia una fortissima collaborazione tra tutti i Comuni e impregnata su di una profonda idea di semplificazione. La Città Metropolitana avrà, dunque, successo se diventerà motore dello sviluppo economico del territorio bolognese e anche di quello regionale. La Regione c’è e ci sarà nell’attuare un’idea innovativa istituzionale che abbia al centro un chiaro obiettivo di semplificazione, riducendo i passaggi amministrativi e chiarendo bene a chi stanno in capo le singole scelte e responsabilità di ciascun processo. Proprio per dare quelle garanzie e quella tranquillità necessaria a cogliere al meglio le opportunità della nuova legge Delrio, la Regione (in accordo con le parti sociali e il sistema delle autonomie con cui è da tempo in corso un confronto) sta operando in modo da accompagnare questo impegnativo ed innovativo processo.
Questo è possibile perché come Regione non ci siamo fatti cogliere impreparati dalle leggi dello Stato, ma fin dal dicembre 2012 con la legge 21 sul riordino istituzionale, abbiamo operato per un forte riassetto del nostro territorio con il risultato che dopo poco più di un anno nella nostra Regione ci sono 44 Unioni di Comuni (ricordiamoci che così il 90% degli emiliano-romagnoli vive o in Unioni o in Comuni capoluogo) che hanno avviato la gestione associata di funzioni e si possono quindi ridurre i costi di gestione e liberando così risorse per servizi alla persona, sostegno allo sviluppo e alla cura del territorio e agli investimenti. Una sfida avvincente che sono certa faremo insieme e che darà speranza di un futuro migliore. Grazie per l’attenzione.

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