Interventi

25 Gennaio 2015

Il dovere della memoria

25 gennaio 2015 - inaugurazione mostra al Museo Ebraico di Bologna Intervento di Simonetta Saliera
Presidente dell’Assemblea legislativa
 
Buongiorno, Vi ringrazio per l’invito rivolto alla Regione Emilia-Romagna ad essere qui oggi per inaugurare questa interessante mostra che si colloca a pieno nei giorni intensi che vivremo tutti incentrati sul ricordo (e la condanna) dell’Olocausto ed una situazione mondiale che rammenta l’inizio del ’900 e le sue conseguenze. Quando agli inizi del nuovo millennio volle introdurre nella nostra legislazione e nella nostra cultura “Il Giorno della Memoria”, il Parlamento fece opera importante e fondamentale per mantenere integro il tessuto civile e sociale della nostra comunità.

I parlamentari capirono cioè che, con l’inevitabile scomparsa della generazione di chi aveva vissuto sulla propria pelle quei drammatici eventi, c’era il concreto rischio che una delle pagine più dolorose della storia dell’umanità sparisse insieme al ricordo dei sopravvissuti. C’era, e c’è tuttora, il serio rischio che tutto si possa appannare e divenire uno dei tanti capitoli dei libri di storia. L’esercizio della memoria, invece, è proprio l’opposto di tutto questo: la memoria è l’antidoto all’oblio, ovvero è il modo per non rivivere le tragedie che già si sono vissute. Eli Wiesel ce lo ha insegnato: “Quello che è successo può succedere di nuovo”. Commemorare, perciò, non è vuota retorica e neppure uno sfogo. È difendersi dalla tentazione dell’oblio. E questo perché siamo niente in assoluto. Siamo soltanto ciò che siamo stati, o meglio, siamo ciò che ricordiamo di essere stati. Distruggere la memoria equivale a distruggere la base della nostra continuità nel tempo. La nostra identità. È per questo che è importante essere oggi qui per rinnovare, come ogni anno, come ogni giorno, la nostra memoria comune. Memoria comune perché non ci devono essere dubbi: la storia non si cambia. Sono avvenuti fatti barbarici, ci sono state responsabilità individuali e collettive. Diciamo no a ogni forma di revisionismo, di giustificazionismo, diciamo no a chi vuole dimenticare. E lo diciamo, non solo cristallizzando il ricordo sulle pagine finali dell’Olocausto, quelle che colpiscono di più, che rimandano ai volti scarni, ai corpi denutriti aggrappati ai reticolati. Quelle storie raccontate nelle pagine di Primo Levi e di tanti altri sopravvissuti. Oggi qui ricordiamo come l’ideologia fascista e nazista poterono crescere creando l’odio.
Lo Stato utilizzando scuola, propaganda, radio, manifesti, fumetti, slogan orecchiabili, il cinema dei telefoni bianchi e infine le leggi razziali, diffuse nella popolazione un odio contro gli ebrei penetrando nella vita quotidiana della maggioranza del popolo italiano. La banalità del male, come disse Hanna Arendt, pervadeva le coscienze. Semplicemente un’operazione come le altre. Un fatto normale nella vita della vecchia Europa dove ci furono tante connivenze, tanti silenzi, tanto giustificazionismo. Tutto questo fu possibile perché da oltre un decennio italiani e tedeschi furono tempestati da messaggi mediatici che spingevano in quella direzione, nell’assorbire la cultura razzista, di superiorità di una “razza” rispetto a un’altra. Ben ha fatto, dunque, il Museo Ebraico di Bologna, valida istituzione culturale a realizzare questa interessante mostra di cui, dopo i saluti, il professor Faeti ci illustrerà tutti i contenuti e le specificità. Alle istituzioni va il compito di ricordare come la nostra società debba tenere alta la guardia, rinforzare sempre i propri anticorpi. Non dobbiamo neppure dimenticare quanto sta avvenendo nel mondo che sta subendo da anni il terrorismo estremista di chi si dichiara, distorcendolo, fino al fanatismo, unico interprete del credo religioso islamico. Siamo di fronte ad una nuova forma di razzismo che nel passato ha creato odio, torture, morte, distruzioni e guerra. Un fanatismo dove si educa a divenire assassini giovani ragazzi a ben altro destinati nella vita. Non sottovalutiamolo, ma leghiamolo alla storia che richiede memoria, affinché il nuovo sia decifrabile e libero dalla arretratezza culturale che è comunque sempre violenza. Solo il ricordo non sopito di ciò che fu, ci può emancipare ed impedire che continui una guerra assurda, disumana che ci riporterà verso la barbarie e verso l’odio e la diffidenza: la paura dell’uomo dal suo simile e dall’oltraggio quotidiano degli uni sugli altri. Spero non possa avverarsi mai ciò che lo scrittore Amos Oz ipotizza nel suo libro contro il fanatismo. Per questo dobbiamo sempre tenere a mente la nostra Costituzione repubblicana che ci ricorda di come tutti i cittadini abbiano pari dignità sociale e siano eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E, inoltre, afferma che tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge e hanno diritto di organizzarsi. Proprio per questo l’Assemblea legislativa regionale è molto impegnata nel compito di formazione ed educazione verso i giovani con progetti che ogni anno si realizzano insieme alle scuole. Dal 2014, ad esempio, abbiamo iniziato quello dei “Viaggi della memoria” che ha come obiettivo quello di portare nei luoghi simbolo dell’Olocausto ragazzi e studenti. Infatti, solo visitando quei luoghi è possibile percepire emotivamente e comprendere l’orrore che li ha abitati. Il progetto ha coinvolto ben 2.300 studenti emiliano-romagnoli in collaborazione con i 9 Istituti storici provinciali dell’Emilia-Romagna. Grazie per l’attenzione
Shalom aleikém

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