Interventi

5 Dicembre 2015

Il diritto delle donne alla salute. La libertà di scegliere

5 dicembre 2015 – Convegno Ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna Intervento di Simonetta Saliera Presidente Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna Buongiorno, ringrazio gli organizzatori della Giornata odierna e in particolare il professor Corrado Melega, per avermi invitato in rappresentanza dell’Assemblea regionale a portare un pensiero sul tema: il rapporto tra il lavoro e i tempi delle donne.

La politica, se seria, dovrebbe riconoscere ed assumere anche i problemi della vita quotidiana dei propri cittadini. La vita quotidiana delle donne è dura e molto complicata. Sarebbe riduttivo, però, considerare in questo solo la fatica. Nelle scelte delle donne, infatti, c’è ambivalenza perché nelle loro vite convivono una molteplicità di bisogni e di risorse. Le donne cono le loro esperienze si misurano costantemente cono la complessità, non accettano riduzioni, intrecciano fili senza confonderli, sono i fili del sapere, della responsabilità di cura, del lavoro, della relazione. Questa complessità di vita non deve essere negata, bensì assunta, poiché delinea una esistenza a più dimensioni, più ricca, sia per gli uomini che per le donne. La visione del sistema economico che “normalmente” si ha presente non considera l’intero ambito delle attività che si dicono di riproduzione sociale, svolte direttamente dalle donne e dalle loro famiglie. Una quantità di lavoro enorme senza il quale il Paese si fermerebbe. Dalla fatica del lavoro di cura, alle difficoltà del mondo del lavoro: la loro disoccupazione fortemente scolarizzata, esteso precariato senza garanzie, spesso maternità difficile per mancanza di lavoro e carenze sociali che possono aiutare la donna, la coppia e la famiglia. C’è la necessità di spostare l’attenzione sulla centralità della persona, sul suo stato di benessere individuale e collettivo, all’importanza di garantire un ambiente “amico” nell’ambito dell’abitare, dell’istruzione, della salute, della vivibilità delle città, dei loro tempi e dei loro orari, dei trasporti e delle conseguenti possibilità di mobilità. Le politiche per la conciliazione tra vita lavorativa e famigliare rappresentano una questione strategica per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo economico ed occupazionale in quanto, ancora oggi, la conciliazione dei tempi è uno degli ostacoli principali all’accesso e alla permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Tale tematica, è considerata come priorità nei diversi documenti regionali riferiti alle strategie per lo sviluppo dell’occupazione. Gli interventi volti ad ottenere una migliore integrazione tra vita lavorativa e vita familiare sono considerati strategicamente importanti al fine di affrontare una serie di problematiche sociali, quali, ad esempio, i mutamenti nella composizione della forza lavoro, nelle forme di organizzazione del lavoro, nell’individuazione di un nuovo welfare, e negli sviluppi demografici. Gli stessi dati sulla situazione delle donne nella regione confermano che la loro partecipazione al mercato del lavoro è ancora dipendente dal ruolo che hanno nei confronti dei figli e delle altre persone a carico, quali anziani e disabili. Tale situazione è accompagnata anche dal permanere di disparità tra i generi nelle opportunità lavorative e nei livelli retributivi. Uno dei principali problemi per le donne continua ad essere rappresentato dalle difficoltà nella redistribuzione del lavoro di cura e dei carichi famigliari, pur in presenza di segnali di miglioramento, con il relativo permanere dello squilibrio esistente tra maschi e femmine soprattutto se si considera la somma del lavoro retribuito e di quello svolto all’interno della famiglia. Tale situazione è presente nonostante il fatto che la nostra Regione si caratterizzi, a livello nazionale ed europeo, per una forte consistenza per la prima infanzia, riconosciuti a livello internazionale come tra i più qualificati e diffusi nel territorio. Nonostante l’impegno delle nostre Istituzioni in tale direzione, permangono ancora le note difficoltà di conciliazione tra lavoro di cura e lavoro retribuito, in parte acuite anche dalle problematiche connesse al progressivo invecchiamento della popolazione. Il tema dell’invecchiamento e della dipendenza fisica assume un valore cruciale per la definizione di politiche capaci di fronteggiare tale processo, considerandolo come variabile ormai endogena. Gli stessi mutamenti della struttura famigliare pongono sfide sempre nuove in termini di servizi e su tale fronte la nostra Regione, insieme alle Istituzioni del territorio, è da tempo impegnata nel cercare di fornire risposte sempre più adeguate. La sostenibilità del lavoro e del tempo di cura costituisce, quindi, una delle maggiori criticità che politiche sociali e del lavoro stanno affrontando. Questo dato è inoltre legato alla presenza, nel tessuto economico della Regione, di molte imprese a carattere famigliare, all’interno delle quali la donna svolge i ruoli di lavoratrice, di moglie, di madre e casalinga. Siamo in presenza di contraddizioni che dovranno trovare risposte in grado di contrastare le differenze fra le reali opportunità di uomini e donne. In primo luogo va affrontata quella tra la crescente presenza di donne competenti e preparate ed una loro inadeguata valorizzazione nei luoghi decisionali della realtà economiche ed istituzionali, culturali, sociali, con un vero e proprio spreco di risorse per lo sviluppo e l’innovazione. E’ da tempo che si dibatte sul tema della conciliazione tra vita di lavoro e vita familiare, su quali sono i bisogni, quali le difficoltà, quali le politiche e gli interventi da attuare per ottenere determinati risultati. A seguito anche delle molte iniziative e positive esperienze realizzate o in corso di realizzazione (che dalla legge regionale numero 53/2000 hanno tratto impulso) risulta in prospettiva importante alimentare il dibattito e la riflessione su esperienze e buone pratiche. Un’attenzione particolare va dedicata al mondo economico-produttivo ed a ciò che sta avvenendo nelle aziende del settore privato, in quanto esse rappresentano il principale soggetto interessato a praticare, nell’ambito della responsabilità sociale, politiche conciliative all’interno della propria organizzazione quale strumento per il perseguimento di obiettivi di efficacia, innovazione, valore aggiunto e competitività. La Regione Emilia-Romagna ha assunto un ruolo fortemente propositivo nel sostegno alle pari opportunità tra uomini e donne, anche in relazione alla tematica della conciliazione. Tale impegno politico ha certamente avuto degli effetti positivi, ma il progresso verso una cultura organizzativa del lavoro, dei tempi e delle città e della vita in generale ha incontrato maggiori ostacoli e difficoltà di diffusione. Va ricordato che la conciliazione dei tempi costituisce, per sua stessa natura, un tema trasversale che chiama in causa diversi aspetti e politiche, così da farne uno degli assi portanti per il nuovo welfare territoriale della nostra Regione e che richiede anche al mondo economico-produttivo di modificare la sua cultura. Le politiche regionali e territoriali si stanno misurando da tempo su: ampliamento e riorganizzazione della rete dei nidi, servizi integrativi, servizi domiciliari, servizi a sostegno delle famiglie, altri servizi sperimentali, facilitare il rientro al lavoro di lavoratrici che abbiano usufruito di congedo parentale. Grazie alle politiche realizzate, in regione, è presente un’articolata rete territoriale di servizi per l’infanzia. Tra gli interventi realizzati con il coinvolgimento di diverse istituzioni sono, inoltre, da ricordare i Voucher nidi, Il progetto si sostanzia nell’erogazione di assegni di servizio alle famiglie per l’inserimento dei propri figli in servizi educativi privati autorizzati. Nel settore Agricoltura esistono diverse iniziative rivolte alle imprenditrici agricole per i privati proprietari di agriturismo la possibilità di assistenza anziani e disabili, servizi per bambini e famiglie. La nostra Regione finanzia gli interventi a sostegno della non autosufficienza cono il progetto “Emersione e qualificazione del lavoro di cura delle assistenti famigliari – Sostegno alle famiglie con persone non autosufficienti” che prevede azioni nell’ambito della rete distrettuale di servizi per il mantenimento a domicilio delle persone fragili e/o non autosufficienti. Nella sua duplice veste di Pubblica Amministrazione e di datore di lavoro, la Regione Emilia-Romagna ha promosso con il Comune di Bologna la realizzazione di un nido di infanzia interaziendale. Esso fa parte di una filiera di nidi aziendali (sono 33 nel 2015) che possono essere ubicati presso le aziende. La legge regionale 6 del 27 giugno 2014 (“Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere”) si pone il proseguimento dell’insieme delle politiche atte a contrastare i fenomeni che pongono le donne in condizione di oggettivo svantaggio come le differenze retributive, le difficoltà di accesso alle posizioni di responsabilità, la segregazione ed il persistere della divisione dei ruoli sociali in base al genere. Tali obiettivi si perseguono a partire da mutamenti culturali tesi a contrastare gli stereotipi sessisti. Si segnala infine che tale svantaggio viene registrato e difficilmente metabolizzato da parte delle donne che subiscono l’espulsione dal mercato del lavoro, poiché le rigetta in una “casalinghità” forzata assieme ai loro bambini. In questa direzione i servizi integratici denominati “centri per bambini e genitori” si stanno rivelando ottimi ammortizzatori di welfare socio-educativo. La stessa legge regionale 6 affronta gli ambiti discriminatori nei confronti della soggettività femminile nella società agendo su vari fronti dal riequilibrio nella normativa elettorale, con la preferenza uomo e donna, alla prevenzione e contrasto della violenza di genere, dall’occupazione a duna corretta rappresentazione della donna sui media e al bilancio regionale di genere, all’attenzione particolare alla salute delle donne, la medicina di genere, la prevenzione, proseguendo un percorso che ha già dato importanti risultati. Così come l’avvio della campagna “Oggi ci pensa papà” per promuovere la cultura della condivisione della cura, contrastando la rigida divisione dei ruoli in base al genere, e sensibilizzare i genitori all’utilizzo del congedo parentale anche da parte dei padri. Abbiamo sostenuto il volontariato nell’ambito dei centri per la famiglia che oggi sono 31 presenti in 28 distretti, così come abbiamo sostenuto le banche del tempo. In conclusione, di fronte ad un contesto nazionale ed internazionale di grave crisi economica, di disoccupazione, di forti tensioni sociali, di impoverimento della finanza locale la politica della nostra Regione ha reso ad avere un presidio per la salvaguardia dei diritti fondamentali e per la sostenibilità della vita quotidiana dei propri cittadini in gran parte garantita dalle donne a prezzo di enormi sacrifici.

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