Interventi

24 Gennaio 2016

Il coraggio della memoria

24 gennaio 2016 - inaugurazione mostra al Museo Ebraico di Bologna "Bologna 1961 - I Mondi di Primo Levi" Intervento di Simonetta Saliera Presidente dell’Assemblea legislativa Buongiorno grazie per l’invito. Desidero iniziare questo breve saluto a nome dell’Assemblea legislativa regionale citando subito alcuni versi della poesia che precede il volume “Se questo è un uomo”.

Primo Levi dopo aver domandato al mondo considerate se questo è un uomo e, successivamente, considerate se questa è una donna afferma: “Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi Ripetetele ai vostri figli”. La Storia dei campi di sterminio nazisti dovrebbe essere ricordata da tutti e sempre come permanente segnale di pericolo. A molti può accadere di ritenere che ogni straniero sia nemico. Questa convinzione è presente, forse inconsapevolmente, in fondo all’anima come una infezione latente e si manifesta spesso con atti individuali scoordinati. Ma quando il dogma inespresso diventa premessa di una ideologia allora, dice ancora Primo Levi, al termine di tutto c’è il lager. Sono parole profetiche, da molti dimenticate. Quanto oggi sta avvenendo in tutto il mondo con il terrorismo predicato e praticato da masse fanatiche povere di cultura, piene di odio, gli dà ragione. Rappresenta l’ideologia violenta, terroristica e barbarica che si vuole fare pensiero unico, dalla quale fare nascere il nuovo califfato. Uno stato barbarico che vuole cancellare la realtà, gli insegnamenti del passato, i monumenti della storia e realizzare una nuova infamante dittatura per l’intera umanità. Vuole tagliare alla radice il mondo nato dai germogli della fine della Seconda Guerra Mondiale. C’è un serio rischio che tutto si possa appannare, che l’amnesia e l’oblio compiano una tacita ed intollerabile prescrizione di quanto avvenuto. Tutto questo, aggiunto a quanto sta accadendo ogni giorno, ci obbliga a ricordare e rende evidente quanto sia importante non solo rammentare, ma anche avere reso istituzionale e permanente la Giornata della memoria. La memoria: - del nostro passato fascista - del nazismo e dei campi di concentramento - dei campi di sterminio e dell’Olocausto - della dittatura - di Fossoli e delle Caserme Rosse nella nostra Regione e città Tutto ciò ci ha insegnato Primo Levi con la sua attività di testimone affinché si conoscesse e non si dimenticasse l’atrocità della Shoah. Avvenne anche a Bologna, come ricorda l’invito alla giornata di oggi, nel 1961 quando Primo Levi e Giorgio Bassani furono chiamati a discutere della persecuzione degli ebrei. Tanto il processo di Gerusalemme nei confronti di Eichmann, quanto le innumerevoli serie di lezioni su fascismo ed antifascismo (così attuali proprio meno di un anno dopo il tentativo autoritario e revanschista del governo Tambroni!) sono mossi da un fervido desiderio di trasmettere e riformulare le vicende storiche fondative da una parte dello Stato d’Israele, dall’altro della Repubblica italiana. I testimoni, cioè tutti i sopravvissuti ai campi convocati dal procuratore Gideon Hausner nel processo in Israele, furono chiamati a raccontare la loro esperienza. Ed in Italia i protagonisti dei “trent’anni di storia italiana”, chiamati dalle Comunità ebraiche ad affiancare gli storici nelle lezioni torinesi, milanesi, romane e bolognesi, assunsero il ruolo di garanti di trasmissione della memoria alle nuove generazioni e non solo ad esse contribuendo a rendere il racconto più certo ed incisivo. Se in Israele l’intento del Governo di David Ben Gurion è quello di rendere esplicito al mondo intero l’orrore della Shoah, ed anche quello di modificare la percezione che i nati nella nuova terra avevano del passato, dei genitori e dei nonni, in Italia il passaggio di testimone rivitalizza l’idea della Repubblica sorta dalla Resistenza. Non stupisce, perciò, che Primo Levi, nato come testimone in questo contesto, adottò il nesso fascismo ed antifascismo come chiave di lettura privilegiata nella sua opera di interlocutore della società. Concludo ringraziandovi ancora e ricordando che in quel tempo e forse tutt’ora “Se questo è un uomo” diventò il testo unico della deportazione nelle scuole italiane. Shalom.

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