Interventi

23 Aprile 2016

Coraggio

Bologna, 23 aprile 2016 – Iniziativa Pd di Bologna (SinistraDem) “Federare una nuova sinistra” Saluto di Simonetta Saliera Care compagne e cari compagni, è bello essere presenti ad una discussione che vuole approfondire i valori che ci uniscono.

Mi piace di più dire che ci legano e che si rendono più che mai necessari in una fase della nostra società e del mondo sempre più tendente all’implosione. La crisi economica che ci attanaglia già da anni e che non ci fa percepire sbocchi positivi per il prossimo futuro, vedrà nel Paese sempre più l’aggravarsi di diseguaglianze: fra nord e sud, fra occupati-disoccupati-precari, fra chi ha capitali e ricchezze e chi, invece, viene sempre più depauperato e privato di diritti fondamentali, di garanzie legislative. A volte conclamato come l’ambigua e non certo esaltante, in senso democratico, legge sul lavoro. Altre volte in modo silenzioso creando figure sociali straordinariamente moderne come gli esodati, i mai pensionati, l’occupato a chiamata telefonica, il lavoratore voucher. Questo mi fa dire che siamo di fronte ad un Paese fragile che, però, non ammette di esserlo. Fragile socialmente perché segnato da forme di vera e propria povertà e soprattutto di continuo impoverimento. Ma fragile anche moralmente, nella tenuta dei suoi sentimenti collettivi e dei valori condivisi e nell’atteggiamento delle relazioni sempre più incattivite. Fragile politicamente nel suo rapporto con una cittadinanza in larga misura lesionata e che sempre di più si allontana dalla vita pubblica. Un Paese molto distante dall’immagine che offre di sé, dal racconto a volte apologetico che riempie lo spazio del discorso pubblico, oscurando la realtà, fino a renderla irriconoscibile ai propri protagonisti. C’è, però, il linguaggio duro, aspro e realistico dei numeri delle statistiche ufficiali che parla di una nazione dal profilo piatto, che occupa un livello inferiore nella graduatoria continentale, con una società grigia, bloccata in basso, con aree ampie di sofferenza e settori sempre più estesi di declassamento e di disgregazione. Siamo di fronte ad un Paese che crede di crescere declinando, che immagina di guadagnare posizioni perdendo in realtà terreno. Mi sento di dire che siamo di fronte ad un Paese che potremmo definire della modernizzazione regressiva. Per questo è importante la discussione che si svolgerà oggi nella tavola rotonda perché dobbiamo essere capaci di un soprassalto di dignità e di etica democratica. Penso che per dare un’anima al Pd e nel contempo federare una nuova sinistra, sia necessario ridare un senso alto alla politica che, invece, oggi pare affetta da una malattia di svilimento e di eccessiva personalizzazione. E allora: - l’integrità personale e di partito, - l’impegno costante alla riduzione delle diseguaglianze sociali - la capacità di innescare una possibilità di crescita congiunta al progresso democratico, - il riconquistare alla politica ceti e persone avvilite e deluse in questi ultimi anni, - il non aver paura di rappresentare gli interessi e le speranze della parte meno potente della società, - considerare con attenzione le nuove istanze che provengono dal Sindacato ed avere una politica che lo aiuti a ritrovare una difficile se non smarrita unità e comunque non avere problemi a sostenere le ragioni e le idee della Cgil e della sua Carta dei Diritti Tanti sono i temi e le idee con cui riempire di contenuti una seria politica unitaria di governo che sappia affrontare e dare soluzioni alle innumerevoli contraddizioni che stiamo vivendo: - dalle guerre al fenomeno terroristico, - dalle disgregazioni del popolo migrante al futuro dei giovani, - dalla concezione neocentralista dello Stato alla visione individualistica del potere, - dalla criminalità organizzata alla necessità di sicurezza, - dall’inquinamento delle città e delle produzioni industriali alla lenta distruzione del pianeta Concludo il mio saluto, citando Marco Revelli quando afferma: “Un Paese nel quale una parte consistente della popolazione cessa di considerare diritto pubblicamente garantito la propria aspirazione ad una vita degna, finisce per trasformare il gioco sociale e politico in uno scambio diseguale tra chi è costretto a chiedere protezione e chi, in cambio, pretenderà fedeltà". Infatti, siamo tutti consapevoli che né la discrezionalità dei potenti, né la dedizione dei servi appartengono alla vita di uno Stato democratico.

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