Interventi

20 Aprile 2017

Liberazione e salute

Commemorazione dell’Anniversario della Liberazione alle Officine Grandi Riparazioni di Bologna Bologna - 20 aprile 2017 Intervento di Simonetta Saliera Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna

Oggi siamo qui all’OGR, come tutti abbiamo imparato a chiamare questo impianto. Non è una piazza, non è un sacrario, ma un complesso industriale che tanto ha significato per la città, non solo a livello produttivo: perché questo non è un luogo come tanti altri. È un luogo fortemente simbolico, la cui natura va oltre la semplice funzionalità dell’uso. È un luogo di resistenza e di lotte, di ferite e di lutti. Ho letto, con attenzione e partecipazione emotiva, la relazione del Comitato di Liberazione nazionale di quelle che allora erano le “Officine del materiale mobile delle Ferrovie dello Stato” di Bologna. Ho letto che nel gennaio del 1945, un operaio, Giordano Ferri, si impegnò per “scegliere fra la massa delle maestranze alcuni uomini coraggiosi e valorosi”, in modo da avviare la costruzione del Comitato d’officina. Sono anche loro fra quelli che hanno fatto la Resistenza; sono anche loro quelli che hanno guidato una vera e propria “ribellione delle coscienze” contro chi voleva calpestare e sopprimere la libertà e la dignità dell’uomo. Uomini e donne, giovani, giovanissimi e anche anziani, di tutte le estrazioni sociali: nel Comitato di quest’officina c’erano operai, ma c’erano anche un impiegato, un tecnico, un ingegnere. Per questo possiamo dire, senza correre il rischio di essere accusati di retorica, che la Resistenza è stata davvero una grande lotta di popolo. Per questo possiamo dire che a queste persone, che per prime si esposero – leggo ancora dalla relazione del Comitato di Fabbrica – “in un momento di terribili rappresaglie per il bene dei loro compagni, solo fidando della bontà della causa e della buona sorte” va la “riconoscenza di tutti noi, che crediamo nella validità degli ideali”. Questa è la storia di tanti uomini e di tante donne che hanno sacrificato la propria vita per il Paese, di tante donne e di tanti uomini assassinati senza motivo dalla furia nazifascista. Penso, a tal proposito, alla triste vicenda di Italo Boccafogli, un padre di famiglia barbaramente ucciso dai tedeschi e sulla cui vicenda scese l’oblio: una storia di normale violenza riemersa e ricostruita solo grazie alla tenacia della famiglia e della Regione Emilia-Romagna che ha ascoltato la richiesta di verità che veniva dalla figlia. Una verità che, dopo oltre mezzo secolo, ha permesso di ricostruire i fatti di quei tragici giorni: la morte di Italo Boccafogli fu un omicidio di guerra e non un tragico incidente sul lavoro come per troppi decenni si è voluto pensare. Oggi siamo qui per dire con forza che la Resistenza non è una delle tante pagine congelate nei libri di storia, non è una data tra le tante date, ma è patrimonio vivo di tutti noi italiani. Un patrimonio civile, una eredità morale, che ci sono state trasmesse da chi, allora, c’era. Da chi ha lottato a testa alta, da chi ha dato la vita perché questo fosse un Paese libero, democratico, solidale. E non c’è retorica in quello che vi dico, perché è da qui, da questi valori, che è nata l’Italia moderna. Sono questi i valori alla base della nostra Costituzione, primo frutto normativo della Lotta di Liberazione. Una Costituzione che pone il lavoro a fondamento di tutto, enunciandolo esplicitamente tra i propri principi fondamentali, come una garanzia universale di dignità. Perché operare in questa direzione vuol dire dare sostanza a quello che dice la nostra Costituzione, che si fonda sul diritto al lavoro come garanzia universale di dignità. Ma non basta, perché il lavoro deve essere sicuro, perché non si può morire di lavoro. Perché quelle morti ipocritamente definite “bianche” non devono esserci più. E invece, in quest’anniversario della Liberazione, non posso non ricordare i tanti vostri compagni di lavoro scomparsi negli ultimi anni, vittime di una lista tragicamente lunghissima di centinaia di persone, tutti morti per l’amianto. È giusto, è importante, aver chiesto per loro giustizia. Ma nessun processo, nessun risarcimento potrà lenire lo strazio, né restituire alle famiglie i propri cari, morti per aver lavorato onestamente per anni in queste Officine. Ognuno di noi, per quanto gli compete, deve impegnarsi per promuovere e difendere il diritto alla sicurezza sul lavoro. Per promuovere e difendere la regolarità, la salubrità e le condizioni di lavoro, a partire dai comparti più a rischio, ai comparti più esposti. In quest’ottica la Presidenza dell’Assemblea legislativa regionale ha accolto con favore e accettato la proposta dell’AfeVa Emilia-Romagna di esporre nei locali dell’Assemblea legislativa una targa che ricordi le tante vittime innocenti dell’amianto. Lo abbiamo fatto perché sappiamo che non si deve mai abbassare la guardia, ma mantenendo sempre alta l’attenzione, attraverso un confronto e un coordinamento tra forze economiche, sociali e istituzionali: i valori del lavoro e della sicurezza come questioni essenziali, vitali per la nostra società, e per tutta la nostra comunità. Oggi più che mai occorre interrogarsi su cosa rimanga di quel 25 aprile di 72 anni fa. Cosa rimanga dell’impegno di quella generazione che scelse di lottare contro la sopraffazione, contro la negazione della dignità umana, della libertà. Cosa rimanga di tutti quei civili che, senza nemmeno far parte della Resistenza militante, furono vittime innocenti della furia nazifascista. Rimane un patrimonio inestimabile, perché quelle donne e quegli uomini ci hanno lasciato un’eredità immensa. È la libertà, è la democrazia, è la giustizia sociale è il rispetto della persona verso le altre persone. È la capacità di costruire un mondo dove le differenze rappresentano un valore, dove la solidarietà è lo strumento per affrontare il futuro. Ricordare oggi il 25 aprile significa prendere coscienza della nostra storia. Significa capire come questa nostra libertà sia stata conquistata attraverso il sacrificio di vite umane. No, non è uno slogan: da qui nascono le radici più profonde dell’Italia democratica, le radici della nostra Costituzione. Negli ultimi anni – complice una terribile crisi economica e finanziaria internazionale e teorie economiche improntate a un rigore privo di etica e moralità – stiamo assistendo ad un progressivo avvelenamento dei rapporti sociali, ad un diffuso attacco al mondo dei diritti della persona e alla dignità del lavoro, all’aumento esagerato della diseguaglianza economica tra i ceti. Assistiamo quotidianamente all’affermarsi di comportamenti che non cercano la qualità della convivenza, ma la oltraggiano fino a mettere in discussione la stessa democrazia. Sappiamo bene, infatti, che essa ha difficoltà a sopravvivere in una società in cui si disprezza - la politica, - la gestione del bene comune, - la partecipazione democratica dei cittadini, - e in cui non si avverte più come necessaria nessuna convergenza comunitaria e dove gli interessi prevalgono su tutto Sono tutti atteggiamenti che erodono lentamente le basi del civile vivere comune. NOI NON DIMENTICHIAMO che questo è già avvenuto nella nostra storia. PER NON DIMENTICARE Vogliamo ricordare il debito di onore di sangue di civiltà di riconoscenza che dobbiamo alla Lotta di Liberazione: - per lo Stato Repubblicano che ha contribuito a fondare - per la società libera che ha consegnato alle nostre generazioni - per i principi di giustizia e di equità sociale che ci ha trasmesso - per l’affermazione che in politica non deve mai prevalere l’odio per l’avversario - per l’insegnamento che a ogni generazione spetta la propria fatica. Tocca a noi, oggi, riscattare: - il senso alto e l’idealità della politica; - l’etica democratica della nostra Costituzione; - i valori morali a cui ci si deve ispirare nella gestione della cosa pubblica; - il prevalere della cultura sulla forza - la dignità della vita di ogni persona - tocca a noi condannare chi mette in discussione l’eroismo di quei giovani che oggi si vogliono dileggiare con atti vandalici NOI NON LO DIMENTICHIAMO E NON LO VOGLIAMO DIMENTICARE Questo è il Paese che noi vogliamo, anche a nome di quegli operai delle OGR che allora si impegnarono per la libertà, la democrazia e la giustizia sociale. A nome di tutti coloro che non ci sono più, uccisi dall’amianto, e a nome di tutti voi che difendete quotidianamente, con tenacia e passione, il vostro ed il nostro principale diritto: il lavoro. Grazie W l’Italia libera e giusta W la Resistenza W la Repubblica democratica fondata sul lavoro

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