Interventi

7 Maggio 2018

Questa nostra Costituzione

Buongiorno, desidero ringraziare tutti voi presenti ed in particolare il dottor Giuseppe Panzardi dell’Ufficio scolastico regionale, professor Gianfranco Pasquino e la professoressa Francesca Rescigno per aver accolto l’invito dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ad essere qui per riflettere con voi sui primi 70 anni di vita della nostra Costituzione repubblicana.

Non ci sembra un fatto retorico, ma tutt’altro. Vuole essere una seria riflessione sulla persistente attualità della nostra Costituzione. Senza la creazione di falsi miti, senza inutile retorica, è nostro dovere ricordare sempre che essa non fu un dono illuministico, ma il prodotto della guerra al nazifascismo e l’insegnamento del sangue versato dal movimento di Liberazione e dagli eccidi nei campi di sterminio accompagnati prima dall’abominio delle leggi razziali. Affermare che la Costituzione è figlia della Resistenza non è che dire la verità: citare un fatto storico. Essa nacque da un movimento corale che riunì a sé tutte le culture politiche democratiche che vollero combattere la crudeltà della dittatura fascista. La Costituzione è una corazza che ha difeso gli italiani in tutti questi anni, anche da sé stessi. Dai propri limiti, dalle proprie debolezze. Lo ha ricordato, spesso, con la chiarezza e la sincerità intellettuale che ben tutti noi conosciamo, proprio uno dei nostri ospiti di oggi, l’emerito professor Pasquino. La Costituzione italiana ha obbligato tutti gli attori politici a rispettarla. Ha costretto a trasformarsi sia i comunisti, sia i fascisti. Ha accompagnato la crescita dell’Italia da Paese povero a ottava potenza industriale del mondo. E’ stata approdo sicuro negli anni in cui trame nere, bombe neofasciste e stragismo delle Brigate Rosse volevamo far piombare il Paese nel caos per favorire involuzioni autoritarie. (Ricordo che Bologna ha molto sofferto con la strage alla stazione del 2 agosto 1980, con 85 morti e oltre 200 feriti). Ha resistito alle spallate individualiste e secessioniste di metà anni ’90. E’ stata quella corazza che ci ha protetto dalla tradizione italiana del compromesso al ribasso, della cura sempre e comunque solo del “particulare” di ognuno di noi. E’ stata la linea guida di quei Presidenti della Repubblica, primo fra tutti Sandro Pertini che tutti ricordiamo con affetto, che hanno dovuto difendere il Paese dall’arroganza e dalla prepotenza di chi non sapeva rispettare lo Stato come patrimonio comune di tutti i cittadini. È su questo sfondo di una nazione afflitta da una sorta di amnesia collettiva dobbiamo ripetere senza sosta che la cultura è un bene comune, costituzionalmente protetto. Così come il diritto alla cultura è complementare al diritto al lavoro poiché entrambi sono componenti della dignità della persona, concorrono alla pari dignità sociale dei cittadini e ne incardinano l’individuo nella comunità di cui fa parte. Come Assemblea legislativa siamo contenti della giornata di oggi: pensiamo di assolvere al nostro compito di Parlamento regionale continuando in quell’opera di educazione civica che, ben consci dei nostri limiti, proviamo a portare avanti ogni giorno. E’ ricordare a tutti noi che senza regole condivise e rispettate non c’è la libertà di tutti, ma l’arbitrio del più forte. Per la giornata odierna, usando il lavoro, l’intelligenza e l’impegno dei dipendenti regionali, abbiamo realizzato una pubblicazione speciale della nostra Costituzione per festeggiarne i primi 70 anni di vita. Una pubblicazione che si conclude con le parole di un grande giurista che fu anche Padre Costituente, Piero Calamandrei. Nelle sue parole, e vi invito ad andarle a leggere, c’è scritto dove è nata la nostra Costituzione: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione”. Mi permetto, infine, una considerazione personale. Oggi molti di voi vedono ancora un mondo a colori, nonostante i numerosi episodi di bullismo che scuotono le nostre istituzioni scolastiche e che trasformano i colori in buio, ma sappiate che aguzzando lo sguardo sulla luce della Costituzione troverete la forza per denunciare, superare e vincere i timori e le paure. Mi auguro che il Parlamento operi perché nelle scuole italiane si torni in maniera costante e obbligatoria a insegnare l’educazione civica non come materia affidata alla buona volontà di questo o quell’altro docente, ma come momento fondamentale per la crescita di ogni persona nel passaggio dalla pubertà alla maturità, per una grande narrazione di democrazia italiana ed europea. Perché, come ricordava sempre Piero Calamandrei, “lo Stato siamo noi”. Grazie per l’attenzione e buon lavoro.

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