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22 Maggio 2015

Regione Emilia-Romagna, i "nostri" primi 45 anni

Solo chi è cosciente da dove proviene sa dove, realmente, vuole andare. Solo chi sa dove stanno le proprie radici è conscio di che vero futuro vuole per se e per la propria comunità.

Nella primavera del 1970, per la prima volta, i cittadini dell'Emilia-Romagna poterono votare per scegliere i propri amministratori regionali. Il nuovo consiglio regionale elesse come proprio primo presidente il socialista Silvano Armaroli e come primo presidente della Giunta regionale il comunista Guido Fanti, fino ad allora sindaco di Bologna. Il primo statuto della Regione fu approvato con i voto favorevole di tutti i consiglieri regionali meno uno. La prima riunione, informale, della Giunta Fanti si tenne in un nei locali di uno stabilimento marittimo turistico della Riviera. Quest'anno, dunque, è un anniversario importante, una data che l'Assemblea regionale vuole celebrare con una mostra fotografica che racconta i volti dei protagonisti di questi 45 anni di storia di amministrazione regionale. Alle ore 13 di martedì prossimo, nei locali dell'Assemblea regionale in viale Aldo Moro, verrà inaugurata la mostra “1970-2015: 45 anni di Regione Emilia-Romagna”, realizzata a cura dell’Assemblea legislativa regionale in occasione del 45° anniversario della nascita della Regione e che sarà visibile al pubblico fino al 13 luglio prossimo, anniversario della prima riunione del Consiglio regionale eletto, appunto, nel 1970. Dal “fondatore” Guido Fanti al presidente in carica Bonaccini, dalla sede di viale Silvagni a quella moderna di Fiera District, dai (tanti) gemellaggi con regioni del mondo alla tragedia del sisma del 2012 e all’impegno della ricostruzione: le foto in mostra raccontano la lunga storia della Regione e l’impegno dei tanti, presidenti, assessori e consiglieri, che in questo mezzo secolo hanno operato per la comunità emiliano-romagnola. Quella iniziata 45 anni fa è, infatti, una storia che ha volto di donne e di uomini che hanno inteso l’incarico pubblico con passione e impegno per migliorare le proprie comunità: ci è sembrato doveroso, oltre che giusto, raccontare questa vicenda umana e politica. Si tratta di un contributo al nostro futuro perché solo chi è cosciente da dove proviene sa dove vuole andare.

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